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Che cosa ci raccontano davvero le MMA

Cosa esprimono le Mixed Martial Arts, come si sono affermate e quali sono i loro significati secondo un importante sociologo italiano

Alessandro Dal Lago è un autorevole sociologo dei processi culturali e un docente universitario, che ha insegnato anche negli Stati Uniti. Scrittore e saggista, ha pubblicato e curato più di quaranta volumi e oltre duecento tra saggi e articoli.

Si è occupato anche di Mixed Martial Arts con una pubblicazione del 2016, disponibile online: “Il senso della brutalità. Per un’antropologia delle Arti marziali miste professionistiche”. Nella parte finale della sua riflessione, l’autore si chiede: che cosa ci raccontano davvero le MMA?

Per Dal Lago, come scrive in questo saggio, le Mixed Martial Arts costituiscono un “osservatorio privilegiato sull’evoluzione di quella nebulosa che chiamiamo società occidentale, globale, capitalistica, liberale e simili”. Questo concetto è chiarito con grande franchezza, secondo l’autore, da David Mamet, sceneggiatore, regista e saggista statunitense, che propone una visione delle arti marziali miste come metafora del commercio. Nel suo intervento, Dal Lago cita un passaggio dell’articolo che Mamet stesso scrisse nel 2007 per The Guardian:

“Nelle Arti marziali miste, divino e pieno di grazia, il capitalismo incontra la globalizzazione e la questione […] del rapporto libero tra commercio e protezione trova una risposta nell’ottagono. […] Le Arti marziali miste sono state inventate dai brasiliani, che a loro volta erano stati istruiti dai giapponesi. Questi brasiliani arrivarono negli Stati Uniti, dove riuscirono a vendere la loro invenzione, che fu migliorata e offerta al mondo, a cui è piaciuta. […] Nella pratica noi, nel mondo, facciamo affari con chiunque altro. Come evolverà questa economia globale? Se volete saperlo, guardate gli incontri di Arti marziali miste, il luogo in cui si scambiano le idee”.

Secondo Dal Lago le MMA sarebbero lo sport americano per eccellenza, in quanto “non conoscono frontiere, esattamente come il capitalismo”. Tuttavia, il sociologo italiano sostiene che Mamet si sia avvicinato al punto, senza coglierlo: “Sì, le MMA combinano tecniche di combattimento elaborate in mezzo mondo […]: ma analizzarle sul piano del mero commercio globale […], ne falsifica la natura e la realtà”. Quindi, si torna alla domanda di partenza: che cosa esprime davvero questo sport così controverso e discusso?

Le Mixed Martial Arts, prosegue Dal Lago, si sono diffuse a partire dall’America in quanto simbolo di una cultura “essenzialmente violenta, comune a tutto l’occidente, ma di cui gli Stati Uniti sono ovviamente la massima espressione”. In questa visione, gli Usa sono “un paese che combatte da sempre, per liberarsi dalla madrepatria, per conquistare un pezzo di terra, per eliminare i nativi, per abolire la schiavitù e sconfiggere il nazismo, per diventare egemone nel mondo”. Perciò, appare evidente che le MMA sono “la metafora rivelatrice di una cultura del combattimento che, senza essere riconosciuta in Europa, si manifesta pienamente in America e in stati satelliti come il Regno Unito, il Canada e l’Australia”.

Successivamente, lo studioso compie una riflessione più generale sulla cultura occidentale, sostenendo che gli sport più violenti rappresentano “un fondo marziale di cui l’Occidente, con tutte le sue razionalizzazioni, non si è mai emancipato completamente e che oggi riemerge più o meno trionfalmente”. Proprio le arti marziali miste descrivono il livello raggiunto da questa riemersione.

Inoltre, sembrano essere diversi i punti di contatto tra le MMA e i conflitti esistenti oggi nel mondo; infatti, in questo contesto, “sport di combattimento, spettacolo e spirito militare si fecondano a vicenda”. A Dal Lago sembra significativo che le Mixed Martial Arts “siano di fatto nate, come fenomeno commerciale e spettacolare globale, tra la seconda metà degli anni Ottanta e l’inizio dei Novanta del Ventesimo secolo, a cavallo del crollo del muro di Berlino e della conseguente diffusione di conflitti successivi alla fine del bipolarismo”. In aggiunta, esse “rispecchiano quell’ibridazione di civile e militare tipica dei conflitti contemporanei. […] Oggi i conflitti armati […] si moltiplicano e si confondono […]”. Il saggio si conclude con una certezza: questo è il terreno in cui le MMA sono nate e prosperano.

Cosa pensa oggi Dal Lago delle dinamiche di questo sport, ma non solo? Ecco le sue risposte.

Nel suo articolo, lei spiega le ragioni per cui le arti marziali miste abbiano attecchito e si siano diffuse in particolare negli Stati Uniti, quali metafora rivelatrice di una cultura del combattimento. Fa anche un accenno all’Europa, sostenendo come nel nostro continente questa cultura non sia del tutto sconosciuta. Oggi le Mixed Martial Arts stanno avendo grandissimo sviluppo proprio in Europa. Secondo lei, a cosa è dovuto questo fatto? È vero che gli Usa sono un “paese che combatte da sempre”, ma lo stesso si può dire per le nazioni europee, che si sono unite nella Ue proprio per perseguire la pace e la stabilità del continente? 

Non vedrei ormai grandi differenze tra lo spirito guerriero europeo – dopotutto, il pancrazio l’hanno inventato i Greci – e quello americano. La differenza sta, semmai, nella minore diffusione degli sport di combattimento in Europa, che tuttavia – come lei dice – si stanno affermando rapidamente. Il ritorno del nazionalismo europeo, un complesso politico- culturale che ha scatenato due guerre mondiali e un gran numero di altri conflitti fino a oggi, descrive questa comunanza occidentale.

Nel 2018 in Italia gli eventi di MMA sono proliferati. In UFC, per la prima volta, ci rappresentano quattro atleti; molti addetti ai lavori parlano dell’inizio di una Golden Age per le arti marziali miste italiane. Secondo lei, in un Paese come il nostro, fortemente cristiano- cattolico e con componenti conservatrici, potrebbe davvero affermarsi questo sport? Oppure si tratta solo una moda passeggera? 

Credo che non si tratti di una moda passeggera: le Mixed Martial Arts si adattano perfettamente alle pulsioni di destra estrema che stanno manifestandosi in Italia. Non voglio dire che le MMA siano necessariamente di destra. Dico che, come il pugilato – che esprimeva allo stesso tempo un Muhammad Alì e un Loi o Benvenuti – rappresentano i sentimenti sociali prevalenti in un certo periodo.

Da un punto di vista sociologico e culturale, lei saprebbe spiegare perché in Italia, in Europa e nel mondo sia sempre più in crisi uno sport come il pugilato, mentre dilagano le arti marziali miste? In fondo, non sono entrambi rivelazioni della cultura del combattimento?

Io credo che il pugilato, per quanto forse più pericoloso e persino brutale delle MMA, riveli meno la cultura del combattimento perché più stilizzato e formalizzato. Voglio dire che nel pugilato si usano solo i pugni, mentre le Mixed Martial Arts rimandano a quel periodo, tra Sei e Settecento, in cui ogni mossa era consentita – tra l’altro il pugilato moderno nasce proprio da queste pratiche estreme. In un testo del primo Settecento un baronetto consiglia di insaponarsi i capelli per non essere afferrati e di colpire subito con testate, per indebolire l’avversario. Il combattimento estremo delle Mma, anche se dotato di regole rimanda, oltre che a questa epoca, alla pratica degli street fight e delle tecniche militari di combattimento a mani nude. E’ proprio questo che affascina tanti praticanti e spettatori.

 

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