Credit: Stefano Summa

Italian Fighting Championship 2: la notte di Leon Aliu, Zecchini cede il passo a Kocani

Il report completo sul secondo evento di Italian Fighting Championship al Palazzetto dello Sport di Dolo

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Superata la prima prova generale al Teatro Principe di Milano lo scorso febbraio, Italian Fighting Championship è approdata sabato sera in terra veneta, nello specifico al Palazzetto dello Sport di Dolo, per dare vita al secondo capitolo della propria breve storia, IFC 2. Un passaggio baciato da un sostanziale successo in termini organizzativi, con miglioramenti sul piano della presentazione visiva (posta l’ovvia differenza di spazio tra il Principe e l’impianto veneziano, apprezzabile lo stage di ingresso in stile Venator Fight Night e il maxischermo installato su uno dei suoi lati, che ha permesso di seguire al meglio ogni istante delle contese andate in scena). Soddisfacente soprattutto lo spettacolo offerto dagli atleti in gabbia, con picchi qualitativi particolarmente significativi nel main event (e non solo) e varie performance degne di nota e lode.

Credit: Stefano Summa

Sul fronte della presenza di pubblico, le sensazioni ricavate empiricamente sono state altrettanto positive: folta la platea raccolta sulle gradinate, consistente l’occupazione di posti nel parterre, con 2/3 dello stesso già occupati alle porte della main card, per poi completarsi con pochi posti lasciati vuoti con il procedere delle ostilità tra i professionisti. È mancato, specie nelle battute iniziali, un po’ di coinvolgimento da parte degli spettatori, un’annotazione sottolineata dallo stesso matchmaker Alex Dandi in una pausa tra un match e l’altro. Tuttavia, l’appropinquarsi di atleti maggiormente conosciuti dalla platea (a partire dal beniamino di casa Manolo Zecchini) e l’aumento del pathos negli incontri che hanno condotto alla conclusione dell’evento hanno permesso di colmare tale lacuna, restituendo alla card una buona dose di calore.

A margine dell’azione in quel di Dolo, è da segnalare la partecipazione di ospiti di rilievo come Mara Romero Borella e Daniele Scatizzi. La nostra unica rappresentante femminile in UFC s’è dimostrata molto alla mano con tutte le persone che l’hanno avvicinata per una foto o uno scambio di battute nel corso della serata e, a colloquio con Dandi al centro della gabbia, ha rivelato di essere stata vicina a combattere nell’imminente evento UFC in Cile. Qualche dettaglio sul proprio futuro l’ha dato anche Scatizzi, sempre intervistato da Dandi, rivelando l’intenzione di voler tornare a lottare con maggior regolarità in Italia, a partire dal 9 giugno (data ufficiale della seconda edizione di The Golden Cage).

Prima di entrare nel vivo dell’analisi della main card, riportiamo di seguito i risultati dei match tra dilettanti che l’hanno preceduta.

PRELIMINARY CARD (IMMAF Rules)
Welterweight bout 3 x 3
Dima Girlean vs. Daniil Lichii
W Dima Girlean Decisione unanime

Catchweight bout (163.2 lbs) 3 x 3
Matteo Zamengo vs. Antonio Tropeano
W Matteo Zamengo DQ Gomitate illegali R1 1:31

Middleweight bout 3 x 3
Matteo K. Millefanti vs. Federico Palmieri
W Matteo K. Millefanti SUB Armbar R3 2:02

Lightweight bout 3 x 3
Ivan Antozzi vs. Matteo Bonatti
W Matteo Bonatti TKO Pugni R2 1:07

Featherweight bout 3 x 3
Alessio de Gianni vs. Lorenzo Gatta
W Alessio De Gianni Decisione unanime

Bantamweight bout 3 x 3
Marco Crosara vs. Paolo Scaglia
W Marco Crosara TKO Pugni R2 1:58

Flyweight bout 3 x 3
Riccardo Pala vs. Nicola Tropi
W Nicola Tropi Decisione unanime

MAIN CARD
Welterweight bout 3 x 5


Yousouf Hassanzada (1-0) vs. Gabriel Conti (1-2-1)
Gabriel Conti SUB Rear naked choke R2 1:17

Pochi frizzi e lazzi, tanta concretezza, equilibrio e una finale chiaro e netto. La contesa tra Yousouf Hassanzada e Gabriel Conti aveva il difficile compito di far cambiar marcia all’interno della gabbia di IFC 2,  a conti fatti un obiettivo conseguito. Nel corso delle 2 stanze che hanno aperto la porzione pro dell’evento, infatti, entrambi gli atleti hanno avuto momenti per esaltare le proprie doti, tecniche e fisiche, imbastendo un match assolutamente godibile. Pur uscendo sconfitto per sottomissione, Hassanzada ha dimostrato una certa attitudine nel trovare soluzioni proprio in tale ambito, lo testimoniano i tentativi di kimura e rear naked choke nel primo round (andato a suo favore a nostro parere per 10-9). Da parte sua, il vincitore Conti ha il merito di non aver mai perso il controllo della situazione a fronte degli affondi iniziali del rivale. Dapprima, affidandosi a una buona base di wrestling in ottica difensiva. In seguito, dopo aver dato sfoggio di alcuni calci per mantenere la distanza, sfruttando la medesima lotta libera in chiave offensiva. Da una puntuale proiezione a terra, infatti, “El Dragon” avvia la sequenza “presa della schiena-aggancio della rear naked choke” che gli consegna la tanto desiderata W a un giro d’orologio scarso nel secondo round.

Bantamweight bout 3 x 5

Percy Herrera (5-3) vs. Gionata Gensini (5-6)
Percy Herrera TKO Infortunio R1 2:14

Un po’ per l’importanza della posta in gioco (l’accesso al torneo bantamweight tutto in una notte di IFC 3), un po’ per l’intrigante divario fisico tra i fighter in questione, la conclusione improvvisa e incidentale di Percy Herrera vs. Gionata Gensini ha lasciato a bocca amara gli spettatori del PalaDolo. Fatale per “Akuma” e le chance di assistere a un bell’incontro è stato l’infortunio al piede da lui subito in seguito a un calcio alla tibia dell’avversario, un problema fisico della cui gravità si è avuta immediata percezione con il crollo a terra del dolorante diretto interessato. In precedenza, Herrera ha saputo sfruttare le sue lunghe leve per impedire gli attacchi nella tasca del rivale e piazzare calci di varia natura (tra cui anche un front kick). Come Gensini sarebbe riuscito alla lunga a risolvere il rebus della distanza posto dal pevuviano, purtroppo, non ci è stato dato a sapere. I futuri avversari di Herrera nella competizione titolata del 5 maggio (magari uno tra Francesco Nuzzi o quel Riccardo Cumani citato dallo stesso atleta appena qualificatosi nell’intervista post match) potrebbero fornirci una risposta in tal senso.

Welterweight bout 3 x 5
Enzo Tobbia (3-2) vs. Liviu Butuc (4-3-1, 1 NC)
Liviu Butuc SUB Rear naked choke R2 3:23

Battaglia tra ossi duri doveva essere e, di fatto, lo è stata. Solo uno, Liviu Butuc per la precisione, ne è uscito vincitore, ma la sua affermazione non è stata resa per nulla agevole dal coriaceo Enzo Tobbia. Messo alla prova in piedi dal lottatore della Fight House Verona, “O’ Brigante” è stato al gioco, ingaggiando una vivace seppur breve slugfest, sugli sviluppi della quale è caduto al tappeto. Calato in questa dimensione delle MMA, Butuc s’è dimostrato altrettanto intraprendente e sicuro dei propri mezzi, prova ne è l’estesa fase in side control, seguita dalle abbozzate presa della schiena e applicazione di una temibile bulldog choke. Messo sotto grande pressione, Tobbia ha tentato di reagire rimettendosi in piedi, ma Butuc non gli ha permesso di scappare dalla sua morsa. “O’ Brigante” è poi riuscito a chiudere il round in posizione offensiva, cercando in extremis una leva articolare alla gamba (10-9 Butuc). Alla ripresa delle ostilità, passa ben poco tempo prima che si torni nuovamente a terra, con Butuc a dirigere le operazioni all’interno della guardia di Tobbia. Le istruzioni che l’alfiere della Fight House Verona ha dato al suo rivale sono stati solo duri attacchi in ground and pound, uno dei quali, in particolare una gomitata al volto, ha aperto una ferita sul volto e sulle speranze di gloria di “O’ Brigante”. Questi ha provato meritoriamente di superare la tempesta, facendo affidamento alla sua tigliosa fibra. Tuttavia, ogni meccanismo di difesa è definitivamente saltato sotto l’insopportabile stretta della rear naked choke applicata da Butuc, che così iscrive a forza il suo nome tra quelli da non perdere di vista nella feroce welterweight division italiana.

Welterweight bout 3 x 5

Alessandro Botti (13-8) vs. Raffaele Spallitta (6-14-1)
Alessandro Botti TKO Ground and pound R1 2:40

C’è solo una persona al mondo per cui parlare di un anno “bad” non è poi così necessariamente negativo. Tale individuo è Alessandro Botti, alla seconda affermazione perentoria in appena un trimestre di un 2018 per lui sempre più magico. Il travolgente fighter ammirato contro Derrick Kennington nella vittoriosa rimonta di Venkon Fight Night 2 s’è rivisto tra le mura del PalaDolo, all’interno della quale s’è consumata il poderoso e meno sofferto successo ai danni di Raffaele Spallitta. Da parte sua, il lottatore del Ligorio Top Team ha pure cercato di rendere la vita difficile al brianzolo, il quale però s’è sempre mostrato all’altezza della situazione e dotato del giusto killer instinct per chiudere la pratica anzitempo. Compito puntualmente portato a termine una volta condotto il match a terra, ambito nel quale il suo ground and pound semplicemente non fa prigionieri. Difficile invidiare chi dovrà averne a che fare nei prossimi mesi.

Catchweight bout (175 lbs) 3 x 5
Angelo Rubino (6-3, 1 NC) vs. Dez Parker (9-7)
Angelo Rubino SUB Tapout via colpi R2 1:47

Può apparire come un esercizio di pura hybris autodefinirsi il welter numero uno in Italia, considerata la ben nota ricchezza di talenti in questa categoria di peso. Tuttavia, Angelo Rubino potrebbe non aver nemmeno tutti i torti per tale perentorio proclama pronunciato al microfono, al termine della contesa vinta contro Dez Parker. Un avversario short notice per nulla agevole, anzi: a suo agio in entrambe le guardie, autore di insidiosi calci alle gambe, incassatore rognoso e frustrante per la sua protervia a non cadere giù sotto le sfuriate del fighter materano. Tanto resistente alle bombarde dell’italiano quanto tempestivo in diversi takedown attempt, “The Arm Collector” ha dimostrato coi fatti il valore del suo variegato curriculum accumulato in giro per l’Europa, costringendo Rubino a tirare fuori dal cilindro una spettacolare ginocchiata alla tempia al fine di metterlo definitivamente fuori gioco (con il successivo contributo di combinazioni gomitata-pugni). Rubino s’è rivelato così più forte dell’ostico cliente proveniente dall’altra parte della Manica, probabilmente più forte di prima, abbastanza forte per gettare il suo nome nel cappello dell’élite di categoria.

CO-MAIN EVENT

Lightweight bout 3 x 5
Manolo Zecchini (5-0) vs. Gert Kocani (5-5)
Gert Kocani SUB Triangle choke R1 2:58

Le Mixed Martial Arts sono uno sport fatto di pesi e contrappesi, dove singoli elementi come la perizia tecnica, l’esperienza accumulata e la capacità di gestire le proprie emozioni concorrono a tenere aperti quasi tutti gli scenari all’interno della gabbia, quasi in ogni momento. Una prova di tale assunto è stata data dal co-main event di IFC 2. All’appuntamento forse più atteso dal pubblico del PalaDolo, Gert Kocani si è presentato con volto coperto e spirito combattivo, come se fosse venuto in Italia a far la guerra. Lui che la guerra, quella in Iraq, l’ha vista per davvero. Forse per lanciare un messaggio a una platea sportivamente ostile, forse per convincersi di poter ancora dire la sua nell’ottagono dopo anni di stop, l’americano di origini albanesi ha espresso grandissima tensione agonistica sin dal primo approccio con cutman, arbitro e vari responsabili cageside. Commozione per il ritorno a casa e, una volta chiuse le porte della gabbia, determinazione a chiuderlo in gloria, invece, sono trasparite dal volto e dai gesti di Manolo Zecchini, chiamato alla prova del nove contro un veterano pericoloso, forte di più di un training camp alla Kings MMA. Quanto la spinta a regalare a tifosi e parenti una vittoria netta e rapida, come quella di Venator Kingdom 1, abbia effettivamente influito sulla conduzione tecnica dell’incontro da parte dell’Angelo Veneziano è un qualcosa che solo il diretto interessato e il suo entourage potranno valutare a fondo nel corso delle prossime settimane. Tuttavia, analizzando il co-main event da semplici spettatori esterni, le sensazioni di fondo sul piano emotivo e motivazionale paiono essere state confermate dal responso tecnico consegnato all’interno della gabbia.

Zecchini, infatti, ha inizialmente preso le misure del guardingo Kocani e, dopo una breve fase di studio, cominciato a graffiare con scariche di colpi approdate sul volto dell’ex American Top Team. Il quale non si è scomposto di fronte alle prime difficoltà, rispondendo a esse con la migliore arma possibile, il contrattacco. Il gioco di sottomissioni e il lavoro a terra sembrano essere i piani di elezione da lui prediletti ed è proprio su di essi che Kocani ha sviluppato la sua prestazione, dapprima con un tentativo di guillotine in replica a un sinistro di Zecchini. In seguito, con schiena al tappeto, accennando a un triangolo in replica a un destro in caduta libera del beniamino di casa. Il rischio da lui corso è stato grosso e, probabilmente, in altre occasioni non si sarebbe ripetuto. Non a IFC 2, dove la voglia di fare di Zecchini s’è mutata nella più deleteria voglia di “strafare”, nel momento in cui l’Angelo Veneziano ha tentato sostanzialmente il medesimo fendente, quello che lo aveva esposto al triangle choke attempt. Al secondo giro di giostra l’albanese non s’è fatto fuggire l’occasione servitagli di nuovo sul piatto d’argento, tanto ghiotta quanto pregevole l’inappellabile esecuzione della presa di sottomissione. Un triangolo benedetto immediatamente dallo stesso Kocani con un liberatorio “Hallelujah!”, maledetto invece per Zecchini. Sconfitto, arrabbiato presumibilmente con se stesso, comunque consapevole di avere tempo, personale e mezzi per imparare le giuste lezioni da questo capitombolo e ripartire più in gamba di prima.

MAIN EVENT

IFC Middleweight Championship bout 5 x 5

Pietro Penini (6-0-1, 1 NC) vs. Leon Aliu (5-0)
Leon Aliu TKO Stop medico R4 3:19

Su incontri come Pietro Penini vs. Leon Aliu vive e prospera la passione di ogni fan di MMA. Una battaglia estesasi quasi per tutta la lunghezza prevista sulla carta, in grado di spuntare tutte le caselle che fanno di un incontro un momento difficilmente dimenticabile da chi ha avuto la fortuna di assistervi. Una competizione titolata nella quale entrambi gli atleti coinvolti hanno offerto momenti di splendore tecnico e non solo, coinvolgendo il pubblico in un turbine di tensione ed emozioni. A spuntarla alla fine della fiera è stato Leon Aliu, dimostratosi pronto ad alzare l’asticella delle proprie ambizioni e bravo a confermare le ottime impressioni lasciate a diversi osservatori già a Venkon Fight Night 2. Sull’altro fronte, c’è davvero poco da recriminare con Pietro Penini, che ha sparato tutte le cartucce a sua disposizione (tra cui un miglior cardio rispetto all’avversario e una lodevole determinazione a non mollare facilmente la cintura) pur di evitare un verdetto a lui sfavorevole. Per la precisione, uno stop medico dovuto a una vistosa ferita in prossimità dell’arcata sopracciliare destra, fortunatamente non foriera di gravi conseguenze, comunque sufficiente per interrompere il match per via del copioso sangue che colava sull’occhio dell’atleta veronese. A provocargliela è stata una combinazione gomitata sinistra-ginocchiata sferrata con spietata energia dall’italo-albanese, apparso via via più stanco con il prosieguo della contesa, comunque mentalmente risoluto a guerreggiare a viso aperto col fighter della Fight House Verona.

Dai blocchi di partenza è scattato meglio Aliu, il cui striking game è apparso ficcante per precisione e potenza, combinato a una perizia nel wrestling adeguata per opporsi alle incursioni in tale ambito del rivale. Takedown andati a segno, solido controllo a terra, prima in side, poi in full mount, abbondante dose di ground and pound: inevitabile che la stanza iniziale venisse assegnata al fighter dell’Iron Lion Team (10-8), che ha annusato più volte l’abituale odore del successo entro i 5 minuti o poco meno.

Esaurita la prima sosta della contesa, però, si è assistito a un ribaltamento di fronte. Penini, infatti, si è ripresentato al centro della gabbia con un carico di benzina maggiore rispetto a quello del suo sfidante, un vantaggio propriamente concretizzato dal veronese in estese porzioni del match a terra. Alle quali si è arrivati non prima di altri duri scambi in piedi, dai quali è emerso vincitore il campione in carica (decisivo in tal senso un destro da knockdown). Con la schiena a terra, Aliu ha fatto il possibile per evitare danni peggiori da sessioni di GNP che Penini ha pur provato a ingaggiare, non del tutto con successo. Ciò nonostante, questi è riuscito a portare tanto fieno nella propria cascina, sotto forma di diversi colpi alle costole che sicuramente non hanno fatto bene al fiato dell’avversario (10-8).

Meno impetuoso ma comunque degno di lode il Penini del terzo round, che ha superato un iniziale momento di difficoltà (caduta a terra e immediata pressione di Aliu in side control) rovesciando abilmente la posizione di monta a suo svantaggio, a ristabilire così la situazione con la quale si era chiusa la ripresa precedente. Cioè, veronese in cima all’avversario, tentativi di GNP e solido lavoro alle costole (10-9).

Si è infine approdati alla penultima e, di fatto, conclusiva stanza, in apertura della quale Penini ha ripreso a pressare a parete Aliu. In tal contesto, l’italo-albanese ha visto gli estremi per una ghigliottina, qualcosa che abbiamo già visto contro Chase Gamble a gennaio, ma la pronta reazione difensiva del veronese gli ha negato l’ennesima affermazione in tale modalità. Poco più tardi, l’episodio chiave della contesa, la succitata combo gomitata-ginocchiata, le cui conseguenze alla lunga hanno indotto l’arbitro Lorenzo Spoto a richiedere l’intervento dello staff medico. Dal consulto con l’atleta si è deciso di far proseguire l’incontro ma la situazione dell’alfiere della Fight House Verona, soprattutto in termini di visibilità, non ha fatto che peggiorare. Preso atto di ciò, la contesa si interrompe definitivamente, lasciando a tutti una profonda soddisfazione per quanto visto, un pizzico di amarezza per il finale (ovviamente nel rispetto della decisione presa a tutela dell’atleta, superiore a qualsiasi necessità sportiva o richiesta del pubblico) e il desiderio di rivedere questi 2 guerrieri di nuovo uno di fronte all’altro.

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