Credit: Brave CF

Road to Brave Combat Federation 14: intervista a Danyel Pilò

L'atleta genovese combatterà nel co-main event di Brave CF 14, contro l'ex-UFC Jeremy Kennedy

Danyel Pilò (10-1-2 MMA, 0-0 BRAVE) sarà il prossimo fighter a scrivere il suo nome nell’elenco dei nostri connazionali impegnati a combattere in promotion estere.

Per il suo esordio oltre ai confini tricolori, non poteva esserci occasione più probante, ma al contempo stimolante: uno scontro con un ex UFC, Jeremy Kennedy (11-1 MMA, 0-0 BRAVE). Il ragazzo canadese, infatti, è stato allontanato dalla più importante promotion al mondo, come da lui stesso dichiarato in recenti interviste, unicamente perché non è riuscito ad essere sufficientemente appariscente nelle sue uscite nell’ottagono, pur avendo collezionato un record di 3 vittorie ed 1 sola sconfitta (per mano di Alexander Volkanovski).

Ad aggiungere prestigio al match, si somma il fatto che sarà il primo evento in Marocco tenuto dall’ambiziosa promotion del Bahrein.

Alla luce di tutto ciò, abbiamo colto l’occasione per sentire Danyel e porgli qualche domanda prima del suo importantissimo appuntamento.

MMA Today: Sei tornato in azione dopo tanto tempo a Golden Cage 2 contro Dragan Pesic, che hai battuto al termine di un match dal finale strano. Al di là di questo, come valuti la tua performance in quell’incontro? Cosa ti è piaciuto, in cosa invece avresti voluto fare di meglio?

Danyel Pilò: Non penso che il finale si possa definire “strano”. L’arbitro ha decretato il TKO a causa del ground and pound che il mio avversario stava subendo; per cui penso che sia stato il giusto epilogo, anzi, forse, lo stop sarebbe dovuto arrivare qualche frazione di secondo prima. Mi è piaciuta la mia freddezza, ma avrei voluto scambiare di più in piedi. Dragan, comunque, è un grandissimo.

MT: Dopo Daniele Scatizzi, sei il secondo italiano ad entrare nelle file di Brave CF. Che idea ti sei fatto della promotion? Puoi dirci se hai già firmato per più match come Scat?

DP: Beh, la promotion è già fra le migliori al mondo (altrimenti Scat non avrebbe certo firmato) e deve ancora crescere, è ovvio che sono molto onorato di potermi “esibire” in un palcoscenico di questo livello. Per questa splendida occasione devo ringraziare anche i miei manager Samuele Sanna e Luca Messina che hanno lavorato tanto per farmi entrare a Brave 14. Però anche il mio record ha influito un pochino (ride, ndr). Per il resto non posso anticiparvi nulla, mi dispiace.

MT: L’evento nel quale combatterai rappresenta il primo in Africa per la promotion mediorientale. Cosa provi all’idea di combattere nel main event (successivamente all’intervista, il match è stato spostato a co-main event, ndr) di uno show così importante? Quali sono gli aspetti positivi e le difficoltà nel disputare un match all’estero, in un continente diverso seppur non troppo lontano dall’Italia?

DP: Non mi aspettavo di combattere nel main event di una card simile, quando l’ho saputo quasi non ci credevo; per me è un vero onore. Gli aspetti positivi sicuramente sono la visibilità, la possibilità di affrontare avversari del calibro di Jeremy Kennedy (ex UFC) e poi, siamo sinceri, anche la borsa (purtroppo le promotion nostrane non possono – ancora – permettersi di pagare premi del genere). Le difficoltà sono sicuramente — come al solito — il taglio del peso, gli allenamenti e il far combaciare tutto con il mio lavoro. Poi che si combatta all’estero o in Italia non credo le difficoltà cambino; anzi a me piace aver la possibilità di girare il mondo facendo quello che amo.

MT: Hai avuto impegni diversi dal solito in avvicinamento al match, in particolari dal punto di vista mediatico? Se sì, come ti sei trovato a gestire questo aspetto promozionale delle Mixed Martial Arts?

DP: Sì, in particolare è arrivata una troupe che mi ha seguito e filmato per un giorno intero. È stato molto divertente, poi il tutto è stato gestito anche da Samuele Sanna che ha passato la giornata con noi. Anche i ragazzi del mio team (La Superba – Luta Livre Italia) mi hanno affiancato nell’esperienza.

MT: Il tuo avversario al debutto, Jeremy Kennedy, non è di certo l’ultimo arrivato con 11 vittorie, 1 sola sconfitta e un record di 3-1 in UFC. Credi sia l’avversario giusto per te in questo momento della tua carriera?

DP: Certamente sarà una sfida molto dura, io e Jeremy abbiamo un record molto simile, anche se il mio è basato su incontri che, seppur di ottimo livello, non son paragonabili alla sua esperienza in UFC. Comunque, a questo punto della mia carriera e visto il mio record, la scelta di un avversario simile era quasi obbligata.

MT: Nelle sue ultime uscite, il canadese ha dimostrato di essere un fighter molto valido nel wrestling, tramite il quale riesce spesso ad “annullare” i punti forti dei suoi avversari. Come ti senti in tale ambito? Ritieni che il suo stile si abbini bene alle tue abilità di combattente?

DP: Jeremy è un atleta veramente completo, ma quella è anche una delle mie doti. Anche nel mio caso lotta e luta livre hanno, spesso, fatto la differenza nei miei incontri. Il merito è anche del mio coach M. Andrea Lavaggi e del nostro stile. Credo che io e il mio avversario abbiamo un modo di combattere simile: sarà una bella battaglia.

MT: Alcuni osservatori internazionali ti considerano un underdog in questo match, anche solo per il gap di conoscenza che c’è tra Kennedy e te. Lo stesso Kennedy,  paragonando le vostre carriere, ha detto che la competizione da lui affrontata non è paragonabile alla tua. Queste considerazioni ti hanno pungolato in training camp oppure non te ne sei curato molto? Pensi che l’esperienza sarà un fattore così importante nella vostra contesa?

DP: È risaputo che lui ha un record di 3-1 in UFC, c’è poco da dire sul punto. Però questo aggiunge pepe alla sfida e mi ha molto caricato, lui può dire lo stesso? Alla fine anche lui è un essere umano come gli altri: ha 2 braccia e 2 gambe. In più, come sapete, a me non piace parlare, soprattutto prima degli incontri; sono più per il lavoro e per il sudore senza, al resto penserà quando sarà il momento. Poi è innegabile che io sia l’underdog, ma non li vedete i film americani? Tifano tutti per l’underdog

MT: Kennedy ha dichiarato a MMA Fighting di essere ancora in buoni rapporti con UFC e di aver scelto di cambiare aria per mettersi in mostra e convincere una volta per tutte le alte sfere della promotion. Questo match quindi sarà tenuto d’occhio da chi di dovere: pensi che con una vittoria a Brave 14 la “grande chiamata” potrebbe giungere per te? Nel caso, accetteresti una match da dentro o fuori nello show “Contender Series”?

DP: Guarda, ora come ora voglio solo pensare al presente, cioè a questo match e voglio solo concentrarmi sul mio avversario. Chiaro che se ci fosse “la” chiamata accetterei senza pensarci due volte; d’altronde credo sia il sogno di qualunque lottatore di MMA.


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