Credits: Stefano Rivetta

Road to Cage Warriors 96: intervista a Roberto Allegretti

"Minotauro" affronterà il danese Nicolas Dalby nel grande evento in programma questo sabato a Liverpool

Le occasioni di una vita, c’è chi le coglie al volo appena si presentano, chi invece ci rimugina sopra per poi farsele sfuggire e non rivederne mai più. Roberto Allegretti (3-0 MMA) appartiene definitivamente alla prima categoria, come dimostra il suo assenso entusiasta a sfidare Nicolas Dalby (14-3-1 MMA) questo sabato a Cage Warriors 96. Una contesa a dir poco ostica contro un fighter di assoluto livello in Europa, “la realizzazione di un sogno” per il lottatore campano tra le mura dell’Echo Arena di Liverpool.

A pochi giorni dall’incontro, “Minotauro” s’è concesso alle domande di MMA Today.

MMA Today: Com’è nata la proposta di combattere in Cage Warriors? Cosa ha colpito di te la promotion britannica per offrirti questa grande opportunità?

Roberto Allegretti: In realtà non è la prima offerta che ho avuto da Cage Warriors. Tramite il mio management (Luca Messina e Samuele Sanna) me ne sono state fatte altre. Purtroppo, tra infortuni, impegni, il complesso protocollo di visite che richiedono, ho preferito declinare favorendo anche l’inserimento del mio amico e atleta Orlando D’Ambrosio. Tre settimane fa, ho ricevuto la proposta per affrontare un altro fighter, sempre Cage Warriors, ma il team avversario non ha accettato, poi c’è stato Nicolas Dalby. Mi son detto “quando mi ricapita di affrontare uno dei miei miti?”: ho quasi 39 anni, mi alleno tutti i santi giorni, ho portato i miei ragazzi su grandi palcoscenici, perché non concedermi questa opportunità? Di certo, Cage Warriors e tutto lo staff sanno della nostra serietà, professionalità, e che in gabbia saliamo per combattere. Io credo che siano motivazioni più che valide.

MT: Come abbiamo visto nel match contro Pedersoli, Nicolas Dalby è assolutamente competitivo in ambito europeo, con l’ambizione concreta di ritornare in UFC. Qual è la tua opinione su di lui come fighter e come persona, se hai avuto modo di conoscerlo?

RA: Ho conosciuto Nicolas Dalby dopo il match contro Carlo perché ero lì. La parte dello sfacciato e del provocatore nasconde un grande fighter, fece un grande augurio a Carlo che non dimenticherò mai. Nutro un gran rispetto e il fatto di incrociare i guanti con lui ripaga già tutto, poi metti che è al Cage Warriors, fai due conti…

MT: La notizia di questo incontro ha sorpreso diversi appassionati, soprattutto per il gap di esperienza sulla carta tra te e il tuo prossimo avversario. Molti ti vedono come il netto sfavorito, è un (pre)giudizio che ti ha motivato particolarmente durante il training camp?

RA: In tre settimane non riesci a preparare un camp per affrontare un top fighter, ciò che puoi fare è elaborare delle ipotesi strategiche per poter esprimere il tuo potenziale in gabbia. Naturalmente la storia agonistica pende tutta a mio sfavore, ma chi mi conosce bene sa che è almeno un decennio che indosso i guantini, senza dimenticare che sono immerso negli sport da contatto da un ventennio. Mi alleno con chiunque, giro l’Italia, ho sfornato dalla mia squadra degli ottimi lottatori. In pratica, non passa un giorno che io non lotti o incroci i guanti con qualcuno.

MT: In Cage Warriors come in altre occasioni ti abbiamo visto al fianco di Orlando D’Ambrosio. Sarà al tuo angolo per la contesa contro Dalby? Ci puoi anticipare se lo potremo rivedere in azione al più presto?

RA: Certamente Orlando D’Ambrosio sarà al mio angolo, come lo è stato negli ultimi 3 match che ho disputato. Voglio che soffra come soffro io quando lui è in gabbia (ride, ndr), voglio che capisca che non ci si arrende mai e che i sogni si realizzano a denti stretti. Certamente lo rivedrete al CW, tutto questo ce lo siamo sudati noi e il nostro management, penso che loro crederanno ancora in noi.

MT: Hai l’intenzione di combattere ancora dopo Liverpool o pensi di concentrarti principalmente sul tuo lavoro di coach?

RA: Liverpool è la realizzazione di un sogno, ho avuto tutto quello che potevo sperare dalle MMA agonistiche. Con questo match calcherò un palcoscenico che attualmente non più di 20 italiani hanno avuto l’opportunità di frequentare. Voglio solo fare un bel match e tornare dalla mia famiglia. Non so se entrerò ancora in gabbia (anche se mi sono già state proposte delle date), so che di certo sarò vicino al mio team e ai ragazzi, per portarli sempre più in alto e diffondere le MMA nella mia terra.

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