Road to Venkon Fight Night 2: intervista a Giuseppe Ruotolo

Il peso medio italiano è pronto al ritorno in gabbia contro Chad Jones

Giuseppe Ruotolo (3-4, 1 NC MMA) è pronto a rientrare in gabbia a otto mesi di distanza dall’ultima volta. Lo farà in quel di Trezzo sull’Adda in occasione di Venkon Fight Night 2. L’avversario sarà l’americano Chad Jones, atleta già molto attivo tra i semi-pro. Il nuovo team sembra aver dato la giusta spinta ad “Ares”, pronto per questa nuova sfida.

A pochi giorni dal match “The Italian Hendo” ha trovato modo di rispondere a qualche nostra domanda. A voi le sue parole:

MMA Today: Dove hai svolto il training camp in preparazione per questo match?

Giuseppe Ruotolo: Il mio camp si è svolto tra Asti e Torino. Ho preparato questo match con i miei compagni di team (mio fratello Loris, Ismael Foscarini e Giovanni Luciani), grandi professionisti e amici.

MT: Hai avuto modo di studiare Cody Jones? Che tipo di lottatore ti è parso?

GR: Di Cody Jones so che è un fighter molto forte nella lotta a terra e che ha finalizzato molti avversari, so che è una marrone di BJJ. Sarà una bella battaglia.

MT: Che cosa rappresenta questo match per la tua carriera? In caso di vittoria contro l’americano, quale direzione vorresti imprimere al tuo percorso nello sport, cercare di diventare un grosso nome in Italia o tentare altre esperienze all’estero?

GR: Combattere al Venkon per me è un onore. Ringrazio Luca Panseri per avermi dato questa grande opportunità di rappresentare il mio paese in un evento così importante e pieno di grandi nomi. Questo per me è un match importantissimo, fare bene significherebbe avere chiamate importanti, staremo a vedere. Sicuramente venderò cara la pelle.

MT: In passato denunciasti una certa difficoltà per gli atleti italiani a ottenere chance per dimostrare il proprio valore: ritieni che la situazione sia migliorata negli ultimi tempi o ritieni che sia rimasta sostanzialmente la stessa?

GR: Sì, qualche anno fa si faceva veramente fatica a trovare i match perché purtroppo, quando sei autodidatta, diventa tutto più difficile e pur di combattere accetti qualsiasi match, anche con pochissimo preavviso. Poi, alla fine del 2016, ebbi la fortuna di entrare nel Legio’s Team Pretorians. Il mio allenatore Marco e il mio manager Romina mi stanno inserendo negli eventi più importanti in circolazione e sarò sempre grato a loro per questo, splendide persone e grandi amici. Grazie a loro partecipo con regolarità ai mini camp di Alessio Sakara! Un idolo per me prima di conoscerlo, quando lo vedevo solo in tv, ancora di più adesso che l’ho conosciuto e ho visto che grande persona che è. In Italia si sta muovendo qualcosa in questi ultimi anni e personalmente le cose sono cambiate. Quello che mi sento di dire ai ragazzi che si affacciano a questo mondo è di affidarsi a persone serie, a professionisti veri, con alle spalle una base solida.

MT: In chiusura, una curiosità: i database più noti indicano diversi soprannomi per te, tra cui “Ares”, “The Headhunter” e “The Italian Hendo”. Qual è quello che senti più tuo?

GR: I miei soprannomi? Allora, questi sono stati parte della mia carriera dall’inizio ad oggi. Ares e The Italian Hendo li sento molto e l’ultimo, in particolare, mi è stato dato dai miei compagni di team. Per me è un onore essere chiamato così (Dan Henderson è sempre stato il top per me). Nello specifico è stato Giovanni Luciani ad attribuirmelo (sorride, ndr).

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